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LORENZO VANNINI Nacque molto giovane a Firenze il 27 luglio 1975. Nonostante amori indelebili e lanci di palline policrome e rimbalzine nei vetri dell'indimenticabile oggetto del desiderio, è riuscito a sfuggire alle ire dei commissariati. Ma non ad una vocazione che gli ha fatto abbandonare stipendi e certezze economiche in un'epoca niente affatto votata all'espressività artistica. Lido Contemori, suo scopritore, afferma che "solo in un periodo di tagli il Vannini poteva ritagliarsi uno spazio". Lo si è visto alla scuola di Yves Le Breton, quindi a girar su trampoli e sputare fuoco vulcanizzando inconsapevoli tedeschi sul balcone del rettore. Azzoppato in seguito da un marito feroce, ha trascorso interminabili convalescenze a disegnare e a mangiare orribili panini in piazza Puccini; ha visto poi che poteva farcela, nonostante l'autodenigrazione cui si applica con pertinace costanza.E' riuscito a farsi fregare una giacca comprata ad un discount ad una festa di Rifondazione Comunista. Di questo, come di non essersi laureato in psicologia a Padova, non riesce a farsene una ragione.- Fabio Norcini

-Sempre difficile parlare di talenti emergenti nel campo della satira e del fumetto, specie in un paese come il nostro nel quale, a differenza del resto d’Europa, non esistono adeguati riconoscimenti culturali né attenzioni editoriali verso queste forme espressive. I nuovi talenti tocca quindi andarseli a cercare, aprendo gli occhi, su Internet o su improbabili fanzine. E’ il caso di Lorenzo Vannini, fiorentino, classe 1975, che chi scrive ha conosciuto per pura coincidenza: completamente inedito, con capacità sia nell’illustrazione pura che nelle strips, Vannini unisce a un’ottima mano una ricerca sulle tecniche non comune. Il tutto condito a una vena dadaista, quasi, autolesionista. Ovvio provare a dedicargli una personale: la prima al Teatro Puccini di Firenze. Il successo è stato tale da chiedere una proroga di oltre un mese. Da allora almeno ci si è accorti di lui, pubblica su un mensile locale, cominciano ad arrivare gli inviti a collettive e concorsi. Certo che Vannini ha ancora molto da affinare, ma la sicurezza nell’uso delle chine, la disinvoltura con cui passa dalle cupezze monocrome, inesorabili quasi quanto le geometrie escheriane, ad atmosfere pop di personale dizione, la sventatezza con cui sfiora lirismi vieti salvandosi nel sarcasmo disincantato, fanno prevedere sviluppi fecondi. Alieno da qualsiasi scuola e da mode e stilemi in auge, questo giovane autore ha tutte le virtù dell’isolato ma anche i rischi: a cominciare dalla spietata critica introflessa che lo porta a soverchi indugi e scarti. Stante la difficoltà, alla quale si accennava, di spazi per il confronto, sarà difficile bruciare le tappe. Non solo per il Vannini, ma per gli innumerevoli talenti che come lui si aggirano per la penisola. E questa è mancanza di cultura visiva.-
“Le Tavole oniriche e ironiche dell’emergente Lorenzo Vannini” di Fabio Norcini, pubblicato su “Left”